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Mantenimento·Pubblicato il 2 novembre 2026

Il richiamo parodontale: perché non va saltato

Dopo la cura della parodontite, i controlli periodici (la cosiddetta terapia di supporto o richiamo) sono lo strumento chiave per mantenere nel tempo i risultati ottenuti e ridurre il rischio di recidiva.

La parodontite è una malattia cronica: anche dopo una terapia efficace, chi ne ha sofferto conserva a livello individuale una suscettibilità aumentata per l'insorgenza e lo sviluppo dei principali segni della malattia, ed è quindi possibile una riattivazione, detta recidiva, in un soggetto che aveva già risolto la problematica infettiva [1]. Per questo un paziente trattato con successo non può considerarsi "guarito una volta per tutte".

Il paziente trattato con successo, che per definizione ha una storia di malattia parodontale ed è stato risanato, deve aderire a uno scrupoloso programma di mantenimento chiamato terapia di supporto [1]. L'adesione a questo programma è determinante per la stabilità parodontale a lungo termine e per un eventuale ulteriore miglioramento della condizione delle gengive [3].

Cosa avviene durante una seduta di richiamo

Ogni appuntamento di richiamo prevede la verifica degli indici infiammatori (indice di placca e indice di sanguinamento), la rimozione dei depositi di placca e tartaro e un costante monitoraggio dei principali parametri parodontali, come la profondità di sondaggio, l'entità delle recessioni gengivali e il livello di attacco clinico [1]. A seconda dei casi, la terapia di supporto è periodicamente accompagnata da radiografie endorali e approfondimenti diagnostici individuali [1].

Durante la seduta il professionista può inoltre:

  • rinforzare e personalizzare le istruzioni di igiene orale domiciliare, incluse le tecniche di pulizia interdentale, per controllare l'infiammazione [3]
  • valutare, in casi specifici, l'uso di antisettici aggiuntivi come supporto al controllo dell'infiammazione gengivale [3]
  • eseguire la rimozione professionale della placca (PMPR), utile per limitare il rischio di perdita dei denti e favorire la stabilità parodontale [3]

Con quale frequenza va programmato il richiamo

Gli intervalli tra un appuntamento e l'altro sono generalmente di tre, quattro o sei mesi, e la frequenza dipende dalla qualità dell'igiene orale domiciliare, dall'entità dell'infiammazione gengivale e dalla presenza di eventuali tasche parodontali residue [2]. Le linee guida cliniche europee indicano che le visite di terapia di supporto dovrebbero essere programmate a intervalli compresi tra tre e un massimo di dodici mesi, personalizzati in base al profilo di rischio del paziente e alle condizioni parodontali dopo la terapia attiva [3]. Anche l'approccio descritto dall'Accademia Americana di Parodontologia è individualizzato: il periodontista costruisce il programma di mantenimento in base allo stato di salute generale, alla gravità della perdita ossea e a fattori di rischio come il fumo, con controlli ogni sei mesi nelle forme lievi e più ravvicinati nelle forme più avanzate [4].

I rischi di saltare gli appuntamenti

Il paziente con una storia di parodontite conserva una vulnerabilità intrinseca aumentata, e per questo deve essere monitorato con attenzione nel tempo per ridurre il rischio che la malattia si riattivi [1]. Anche il controllo dei fattori di rischio, come la cessazione del fumo, rientra tra gli interventi previsti nella terapia di supporto [3]: smettere di fumare è considerato probabilmente la misura più importante per prevenire gengivite e parodontite [2].

Se dovesse comunque verificarsi una recidiva, la diagnosi precoce e un intervento tempestivo sono fondamentali per ristabilire le condizioni infiammatorie adeguate e riprendere una terapia di supporto regolare [1]. Proprio per questo, anche quando le gengive sembrano in salute, vale la pena non saltare gli appuntamenti di richiamo e parlarne con uno specialista per definire la cadenza più adatta al proprio caso.

Fonti

  1. SIdP – Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, Gengive.org, "Esiste la recidiva della parodontite? Come prevenirne il rischio?" — https://www.gengive.org/2021/01/18/parodontite-recidiva/
  2. EFP – European Federation of Periodontology, "Gum disease: Prevention" — https://www.efp.org/for-patients/gum-diseases/gum-disease-prevention/
  3. EFP – European Federation of Periodontology, "Treatment of stage I-III periodontitis – The EFP S3-level clinical guideline (Step 4: Supportive periodontal care)" — https://www.efp.org/fileadmin/uploads/efp/Photos/Continuing_Education/GUIDELINE_STEP04_071022-2.pdf
  4. AAP – American Academy of Periodontology, "FAQs" — https://www.perio.org/for-patients/faqs/