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Mantenimento·Pubblicato il 15 settembre 2026

Quanto spesso serve l'igiene professionale dopo la terapia

La frequenza dei richiami di igiene professionale dopo la terapia parodontale non è uguale per tutti: dipende dal profilo di rischio individuale, dal quadro clinico e da fattori come fumo, diabete e tasche residue.

Dopo la fase attiva della terapia parodontale, il paziente entra in un programma di richiami e sedute di igiene professionale — la cosiddetta terapia di supporto — pensato per impedire che la malattia si ripresenti [2]. Una domanda frequente è quanto debba essere ravvicinato questo richiamo: le fonti disponibili indicano che non esiste un'unica cadenza valida per tutti, ma un intervallo che va dai 6 mesi fino a 3-4 mesi, calibrato caso per caso [1][2].

A determinare il timing corretto per ciascun paziente concorrono l'analisi generale del paziente, il grado dell'eventuale malattia parodontale e le caratteristiche locali che emergono dall'analisi dei fattori di rischio [1].

Perché la cadenza cambia da persona a persona

Per ogni persona è possibile individuare un profilo di rischio individuale, che aiuta a determinare il timing corretto della terapia professionale [1]. Tra gli elementi che incidono su questo profilo, e che vanno tenuti sotto controllo per il successo a medio-lungo termine della terapia, rientrano:

  • accumulo di placca e tartaro [1]
  • presenza di tasche parodontali residue [1]
  • fumo [1]
  • diabete [1]
  • adeguatezza dei restauri dentali presenti in bocca [1]

Anche secondo l'AAP, la valutazione del rischio va oltre la semplice presenza e gravità della malattia: considera i fattori che possono influenzarne la futura progressione e aiuta a prevedere la probabilità che il paziente sviluppi la malattia, migliorando così le decisioni cliniche [5]. Per questo le linee guida AAP descrivono la valutazione del rischio come un elemento sempre più importante nella pianificazione del trattamento parodontale, da inserire in ogni valutazione odontoiatrica e parodontale completa [5].

Le cadenze indicative secondo il quadro clinico

Nella prevenzione primaria, cioè in assenza di malattia, al paziente con parodonto sano viene generalmente consigliato di eseguire ogni 6 mesi una seduta di igiene professionale e un controllo clinico [2]. Nella prevenzione terziaria, cioè nel paziente già trattato con successo per la parodontite, la terapia di supporto viene invece eseguita più frequentemente, generalmente ogni 3-4 mesi, insieme a un monitoraggio costante tramite sondaggio parodontale periodico [2]. Diversi studi scientifici indicano infatti che la terapia di supporto regolare, ogni 3 o 6 mesi a seconda del quadro clinico parodontale, innalza la probabilità di prevenzione e favorisce la stabilità delle condizioni parodontali nel tempo [2]. Anche nei pazienti riabilitati con impianti dentali, avviare un programma di supporto è considerato una tappa vera e propria del percorso diagnostico-terapeutico, alla base della riuscita della terapia nel tempo [2].

Uno studio osservazionale su pazienti parodontali seguiti in terapia di supporto, sintetizzato dall'EFP, ha utilizzato intervalli di richiamo compresi tra 3 e 12 mesi, classificando il profilo di rischio di ciascun paziente come alto, moderato o basso sulla base di un punteggio di valutazione del rischio parodontale (PRA) [4]. Tra i fattori legati al paziente risultati associati alla perdita dei denti durante la terapia di supporto figuravano il fumo, l'età e lo stadio e il grado della parodontite [4].

Verso un approccio sempre più personalizzato

Le fonti EFP sottolineano che i protocolli di terapia di supporto sono ancora oggi basati in gran parte su intervalli di richiamo fissi e raccomandazioni generiche, anche se cresce il consenso verso un approccio personalizzato in grado di migliorare i risultati a lungo termine [3]. Le strategie di richiamo basate sul rischio sono state proposte da tempo, ma la loro applicazione pratica resta oggi limitata dalle difficoltà nella valutazione del rischio stesso e nell'aderenza del paziente al programma [3].

Su queste basi, la frequenza dell'igiene professionale dopo la terapia parodontale non andrebbe considerata un valore fisso, ma una scelta da ricalibrare nel tempo in base all'evoluzione del quadro clinico. Vale la pena parlarne con uno specialista per individuare la cadenza più adatta alla propria situazione.

Fonti

  1. SIdP – Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, Gengive.org, "Detartrasi: a cosa serve e ogni quanto farla" — https://www.gengive.org/2022/05/16/detartrasi-a-cosa-serve-e-ogni-quanto-farla/
  2. SIdP – Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, Gengive.org, "Ogni quanto andare dal dentista?" — https://www.gengive.org/2020/06/11/visita-di-controllo-dal-dentista-ogni-quanto-andare/
  3. EFP – European Federation of Periodontology, "How can periodontal treatment best be personalized?" — https://www.efp.org/publications-hub/how-can-periodontal-treatment-best-be-personalized/
  4. EFP – European Federation of Periodontology, JCP Digest 125, "Risk of tooth loss with supportive periodontal care" — https://www.efp.org/fileadmin/uploads/efp/Documents/JCP_Digest/JCPDissue125_series_24.pdf
  5. AAP – American Academy of Periodontology, "Risk Factors" — https://www.perio.org/research-science/periodontal-literature-review/risk-factors/